DE-riva
alla Deriva edizione per Cairano 7x.
22-29 giugno 2009.
Il progetto è
un dispositivo,
è un Documentario,
un Sito/Adozione/Scrittura,
un’Installazione:
esplora luoghi dove l’antropizzazione è
passata come un cataclisma improvviso e passeggero,
cancellando per paradosso la presenza umana.
De-riva è un progetto itinerante e allo
stesso tempo, site–specific strettamente
connesso con le tematiche del “terzo paesaggio”
che si propone di testimoniare e investigare,
l’identità di quei contesti che hanno
subito grosse trasformazioni a livello ambientale,
architettonico, sociale, economico e antropologico:
a Cairano, in Irpinia, trova un contesto di indagine
ideale.
Il tempo in Irpinia, dopo il Terremoto dell’80’,
ha cominciato a correre all’impazzata e
ha dato una mano alla catastrofe naturale. Il
terremoto (il catastrofico dispositivo della ricostruzione)
ha consentito all’Irpinia, che condivide
il tema dell’attuale identità delle
aree rurali con molti luoghi in Europa, di diventare
una “periferia” atipica e nel contempo
un’avanguardia, un luogo speciale per l’elaborazione
di questo problema. Se usiamo come chiave di lettura
della regione i termini usati da J. Clement (“Manifesto
del Terzo paesaggio”) l’Irpinia tutta
è un macroframmento di paesaggio residuale,
Il territorio è di volta in volta oggetto
di interesse delle istituzioni politiche e/o economiche,
abbandonato e svuotato dalle migrazioni, attraversato
da ondate di denaro (terremoti, rimesse dall’america,
finanziamenti europei), ripopolato, riabbandonato.
Un “terrain vague” che un momento
dopo non c’e’ più. Esso appare
nell’insieme sempre e comunque pieno di
buchi , maglie rotte, spazi alla deriva, anche
all’interno di uno stesso villaggio.
Lo spazio residuale si dà sempre, qui ed
ora, non sottoposto a regole, non oggetto di interessi
“produttivi”, vuoto.
Se estendiamo la nozione di terzo paesaggio agli
abitanti, che includo nello scenario, come pastori
nel presepe, avremo gruppi umani residuali, detentori
della ricchezza antropologica della diversità,
dell’invenzione e della possibilità
(forse gli umani eredi di quei “non cristiani”,
fuori dal tempo, dalla storia e fuori da qualsiasi
politica, di Carlo Levi in “Cristo si è
fermato ad Eboli”). Quelli che nello specifico
sono rimasti.
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